Prince

«Siamo stati tanto abituati a credere che ognuno di noi ce l’avrebbe fatta da solo: che sarebbe stato sufficiente seguire i propri sogni, dimostrarsi disponibili e carini, gettarsi a braccia aperte incontro alla vita che desideravamo. E così facendo, ci siamo tutti tanto divertiti e tanto affannati per poi scoprire che ad aspettarci non c’era in realtà nulla».  

Prince proseguì, senza lasciare il tempo alla sorella di sollevare obiezioni. 

«Da soli non siamo nulla, Blessing. Lo vedi, no? E allora, cos’altro ci può difendere? Forse i tuoi bei principi universali? Io, Bles, ho capito anche questo: ho capito che nessun bel principio universale sarà mai in grado di difendermi. Sai, quelli che dicono di voler aiutare l’umanità intera, nella realtà finiscono per non essere di aiuto a nessuno. Né più né meno di quei poveri fessi che si affannano per farcela da soli». 

«Sai cosa mi può difendere, invece? L’appartenenza a qualcosa. A una comunità, a un clan, a un luogo. Tutti noi, dobbiamo darci da fare per appartenere a una comunità. Tutti noi dobbiamo unirci ed allearci con chi ci sta vicino, mettendo al centro il nostro interesse comune senza vergogna e senza paura. In fondo, gli esseri umani sono riusciti a prosperare nel momento in cui hanno deciso di unirsi in tribù. Non è forse quello, il nostro destino?». 

«Per questo, Bles, io ho deciso di credere nell’interesse delle persone che sono presenti qui ed ora, che respirano lo stesso ossigeno e che sono cresciute sotto lo stesso spicchio di cielo, con cui devo e voglio allearmi per poter lottare contro gli altri così da sopravvivere. Questa è la mia comunità, la mia gente; e l’unico interesse che conta, Bles, è l’interesse di questo gruppo a cui voglio appartenere. Un gruppo definito da un confine chiaro, tangibile: o si sta dentro, o si sta fuori. È facile: basta tracciare un confine».