Marek

«Qual è stato il momento in cui hai smesso di guardare oltre il tuo naso, Camilla? Qual è stato il momento in cui ciò che ti tocca da vicino è diventato più importante di tutto il resto?» disse Marek, la voce tremante. 

«Oggi è il mio compleanno, e tu te ne sei dimenticata. Non me ne importa nulla, del compleanno, lo sai; ma come è possibile che tu sia sempre così concentrata su te stessa? Anche io ho una vita, anche io mi sento solo ed ho bisogno di qualcuno che si preoccupi per me, che mostri di interessarsi a quello che penso e a quello che faccio, che mi coinvolga nei suoi progetti. Ma tu non fai altro che trovare modi per fuggire, per mettere te stessa su un piedistallo e per creare il vuoto tra te e gli altri. Cosa vuoi dimostrare, Camilla: di essere forte? Di essere meglio? Di non aver bisogno di niente e di nessuno?». 

Marek tirò forte con il naso.  

«Ma la verità è che hai soltanto una paura fottuta. Paura di doverti guardare attorno, per scoprire di non essere in fondo arrivata da nessuna parte. Paura di dover ammettere di non essere il centro dell’universo, di non essere unica, di non essere la misura di tutte le cose. Paura di dover ammettere di non essere nemmeno padrona delle tue scelte, ma al contrario di essere come tutti noi niente più che una foglia al vento. Paura di dover ammettere di essere fragile e imperfetta, fragile e imperfetta come tutto ciò che ti sta attorno» gridò Marek allo schermo. 

«E invece, sai che ti dico? Che è proprio così. Anche tu sei debole, anche tu hai tanti difetti, anche tu hai bisogno degli altri, anche tu non sei nessuno. Ma tu, Camilla, hai anche deciso di non dedicare nulla di te stessa a ciò che ti sta attorno. Hai scelto di fare da sola, di pensare solo a te stessa. Bene, Camilla, buona fortuna! Ma sappi che tutto questo ha delle conseguenze».