Blessing

Bles era e Milano, in una splendida giornata di primavera. Una leggera brezza fresca sgombrava il cielo da ogni nube; il sole, alto e forte, scaldava tutti e asciugava le ossa fin quasi al midollo. Le grandi montagne, con le cime frastagliate ricoperte di neve, sembravano racchiudere la città all’interno di un protettivo abbraccio; le strade erano piene di gente che chiacchierava, che sedeva ai bar, che osservava le vetrine. 

Bortolo era al suo fianco: la abbracciava, le teneva una mano sulla spalla. La stringeva a lui, cercava continuamente la sua attenzione, cercava di farla ridere e di farla parlare.  

Bles indossava un lungo vestito primaverile e un foulard a fiori. Sorrideva, e il suo sorriso contagiava il mondo: si irradiava nell’aria fresca, si specchiava nelle vetrate scintillanti dei palazzi, si propagava nei tubi e nei corridoi sotterranei, riecheggiava contro le montagne che proteggevano tutti con la loro forza tranquilla e diffondevano la loro energia buona sulla valle e in ogni altra direzione. 

Bles sorrideva, e tutto attorno le persone si voltavano a guardarla. Interrompevano i loro discorsi, distoglievano l’attenzione dalle vetrine, spegnevano le automobili; e man mano che le persone si voltavano e si scioglievano in un grande sorriso, quelle accanto si chiedevano cosa stesse accadendo e facevano lo stesso. 

Nel sogno Bles sorrideva, e il mondo faceva lo stesso.  

D’altra parte cos’altro avrebbe potuto fare, la gente, se non essere contagiata da tutta questa bellezza?